Le dediche degli amici

 

Luigi De Gregorio

Big Game

La verità della Luna

Solitario e lontano un faro

Al Porto

Eros

Messaggi dal mare

Risveglio

Spaghetti aglio e olio

Loops

Requiem

 

 

 

 

 

Big Game


 

L’attesa disegna sulla superficie immobile

dell’ acqua incomprensibili fraseggi

che il volo radente di un gabbiano

scompagina e rimesta.


 

Ad ovest come una foschia densa

nubi gonfie di vapore

mollemente s’adagiano

sulla costa bassa e sabbiosa.


 

Lentamente le ore sgocciolano via

come dalla volta di una caverna

ed incrostano di ricordi

un tempo sempre uguale a se stesso.


 

Le lenze tese in agguato

spiano presenze che la profondità

rende inquietanti.


 

Nel nero dell’abisso grosse

sagome guizzanti s’aggrovigliano

in danze eleganti evitando con

destrezza l'inganno dell’amo.


 

Ma l’uomo, maestro nel celare

dà respiro al tempo

e non gli ruba i suoi spazi

docilmente s’abbandona in coperta

a chi gli porta i suoi sogni.


 

E sogna, sogna di pescare

e del sogno spezza la trama

il sibilo acuto del filo che fugge.


 

Il torpore come nebbia al mattino

abbandona lo scafo

ed un trambusto ordinato lo scuote.


 

Ogni cosa è al suo posto

ed inizia la lotta.

L’impari lotta tra l’uomo ed il pesce.


 

Regina è la sorte che tutto controlla

e piega al suo capriccio del fato il destino.

Ora regala un metro di lenza alla bestia

ora uno né toglie.


 

I compagni gli si fanno d’appresso,

sono ora un gruppo compatto

tutti attorno all’uomo che lotta

gli trasfondono forza e vigore

ma nessuno può placare il dolore

che dal filo gli sale nel petto.


 

Combatte ora il pesce

combatte l’uomo

ed uno allevia le fatiche dell’altro

in un impari lotta contro il destino

che non ha mai vincitori.


 

Poi di colpo il silenzio

l’animale stremato s’arrende

non oppone più resistenza

è reciso da Atropo il filo

che lo tiene legato alla vita.


 

Lentamente si ritira la lenza

tutti attendono ansiosi in coperta

che affiori dal fondo e dal buio

l’elegante sagoma argentea.


 

Ed è forte il tumulto nel cuore

quando l’uomo lo vede

né disegna con lo sguardo le membra

né ricorda l’ardor nella lotta

ma la voce si spezza nel petto.


 

Agli dei ora chiede conforto

agli dei ora immola preghiere

non s’adiri il signore del mare

con chi ha osato con inganno

privarlo di una preda di tale bellezza.


 

La verità della luna

 

Ho attraversato la notte

E come in un'urna d'acqua

Mi sono steso nel suo

Denso ventre che sapeva

Di muschio

Ho respirato a lungo

Il succo della sua essenza

Ed ho lasciato che mi colasse addosso

E lenisse il languore che il ricordo

Di una notte d'amore mi risvegliava nel petto.

 

Poi ad oriente s'è alzata la luna

Bassa e rossa sull'orizzonte del mare

La forma distorta dalla calura che dalla

terra la brezza spingeva

Fulmineo il suo chiarore

ha sciolto il buio

e ti ho rivista

Ma in quella luce senza ombre

Non ho riconosciuto il mio amore.

 

 

Solitario e lontano un faro

 

Il corpo poggiato sulla battigia

Guardo dove la costa si apre.

Là sopravento lungo

La striscia di sabbia

Che corre ininterrotta

Sin quasi all'orizzonte

 

Intrisa di salsedine

e dell'acre profumo dei

Gigli selvatici s'avanza la notte.

Sulla brumosa superficie di un mare

Che porta ancora il ricordo

Di un tramonto infuocato.

 

Le onde s'inarcano al largo

Come giovani atlete impegnate

In un esercizio ginnico

E vengono a morire tra i sassi

In un frastuono di vetri infranti.

 

Dietro le dune una giovane luna

S'inerpica in un cielo d'ardesia

Punteggiato da stelle che raccontano

Di destini ormai dimenticati dagli uomini

E di uomini che hanno smarrito

Il loro destino nei labirinti della vita.

 

Solitario e lontano un faro

 

 

Al Porto


 

L’alba dalla dita rosate,

ha afferrato la notte

e ne ha lacerato il mantello.

La luce è sgorgata copiosa

come da una arteria recisa.

Inondando di colori vivaci

il paesaggio ammantato

nel lattiginoso torpore del sonno.


 

Ombre indistinte s’affannano

attorno alle barche

dalle chiglie perfette.

Mani sapienti s’attardano

sugli attrezzi abilmente

disposti sulle poppe eleganti.


 

La marea che è entrata col sole

gonfia la superficie purpurea

dell’acqua che, viscida di alghe,

lambisce l’attracco.


 

Non si odono voci,

solo il sordo rimbombo

della risacca, che va a morire

su una spiaggia di sabbia.


 

Un uomo seduto,

guarda il largo.

Il suo viso segnato dal sole,

mi riporta alla mente la mia gente.

 

 

EROS

 

 

Vieni amore

conducimi con te

nelle profondità

del nero mare.


 

Portami sulle

candide cime

che s’impennano

nell’etereo turchino.


 

Lasciami scorrere

nel turbinare

di ruscelli dalle

acque smeraldo.


 

Adagiami nel grembo

odoroso di foreste

dense di ombre

che cupe celano la luce.


 

Fammi scivolare

sulla sabbia di seta

del deserto

che del sole ha

rubato il colore.

 


 

MESSAGGI DAL MARE


 

Là all’ovest,

lungo la linea che col mare s’incrocia,

dietro una densa cortina di nuvole gialle,

un sole morente cerca il disperato abbraccio dell’acqua.


 

Sospeso un gabbiano plana

guadagnando lungo una termica

uno sprazzo d’azzurro.


 

Sulla battigia, un groviglio di granchi s’affanna

sui resti informi di un irriconoscibile pesce.


 

Tra i rifiuti, che la risacca ha ammassato sul lido,

una bottiglia verde cela nella sua pancia sformata,

un foglietto gualcito ingiallito dal tempo.


 

Un messaggio d’amore?

La mappa di un tesoro nascosto?

L’addio di un uomo disperato,

che ha scelto il naufragio a questa soffocante esistenza.

 


 

RISVEGLIO


 

Nell’agitato palpitare dell’alba

mi rifugio nel tepore delle tue

candide membra.


 

Gli ultimi sogni morenti

mi riempiono ancora la mente

di un languore sensuale.


 

S’inseguono i miei pensieri

lungo la linea ondulata del tuo corpo.


 

Non mi ha ancora abbandonato il sonno

che mi imprigiona in una fitta rete d’inganni.


 

Poi odo il suono della tua voce

Ti guardo e tu mi sorridi.

 


 

SPAGHETTI AGLIO E OLIO


 

L’olio dal ricco colore

dell’oro ha rubato i riflessi,

veloce riempie l’incavo nero della padella,

che già sul fuoco l’attende.


 

Il fuoco lo scalda e ne scioglie l’essenza.

S’ inebria la stanza della sua fragranza fruttata.


 

L’aglio di un traslucido bianco

dal profumo profondo, arricchisce di spezie il sapore,

mentre del bronzo assume l’aspetto.


 

Gli spaghetti nel turbinante

ribollire della pentola,

attendono che si compia l’alchemico inganno del fuoco.


 

 

Loops

 

Lungo la linea

che cielo e terra unisce

si stempera il sole

in un impasto di colori

che solo a tratti ricatturano

Il profilo frastagliato della costa

ormai nascosta

dall’incipiente notte.


 

Al largo

una flottiglia di pescherecci

ridisegna con le sue luci

il cielo nascente.


 

Ancora troppo pallida l’Orsa

si nasconde tra la foschia

di questa sera d’estate.

un volo di falena ipnotizza

la curiosità distratta di un geco

che svelto rincorre

la sua ombra sul muro.


 

Lontano incombe il mare

appena accarezzato

dalla brezza nascente.


 

REQUIEM

La vedova inconsolabile

pose.


 

Ed è solo ricordo

il tempo che come rosario

di terra si sgrana fra

le mie dita.


 

E polvere ritornerà nella

mia tomba.


 

Ma tu che passi sappi

che ho palpitato di vita

e della vita mi sono nutrito

fino a morirne.