A l c i b i a d e
Il cane che voleva essere Pericle
- Bau - Buon giorno - oh, che bella giornata. com’è caldo il sole! -Bau Bau!!!!
E’ questo il felice commento di un cagnolino che, dal giorno della sua nascita non ha certo avuto molti momenti felici .
Però………
Non che sia insensibile, è solo un incorreggibile ottimista.
Bene, torniamo ad Alcibiade, pardon, Pericle : cominciamo dal nome, un po’ di confusione è certo che ci sia!
“ Ehi, Alcibiade” ( qualcuno lo sta chiamando ).
Il nostro amico continua a stiracchiarsi, offrendo al sole il pancino ( vuoto per il momento ), poi si gira, si tira su e, con un
fare tra l’indifferente l’incuriosito:
-
Dici a me?
-
Si, proprio a Te , come va ?
- Oggi è una bella giornata, come vedi, e sono sicuro che rimedierò qualcosa di buono da mettere sotto i denti.
Detto questo, si specchia in una pozzanghera
( chissà come si sarà formata, visto che non piove da giorni ).
E si ammira, il nostro Acibiade!
Ha un musino spiritoso, triangolare, bianco col nasino nero; le orecchie? : una nera, dritta e tesa ad ascoltare e percepire i rumori più sospetti, l’altra marrone piegata sull’occhio sinistro; la coda nera forma un punto interrogativo sottile, ed era il suo orgoglio.
Tra la testa e la coda, un corpo bianco ( con una macchia nera sul lato destro ) e snello per i troppi pranzi saltati , non certo per una ricercata esigenza di forma.
Il tutto era retto da quattro zampette snelle ed agili di ben tre colori : due bianche una nera ed una marrone.
Ecco, questo è Alcibiade - Paride, ma chiediamogli il perché di questo doppio nome:
“ Vuoi dirci il tuo vero nome?”
-“ Devi sapere che nacqui in una bella casetta, con bambini ed un bel giardino dove giocavo con i miei fratellini quadrupedi e non;
purtroppo eravamo troppi quelli a quatto zampe e così, quando cominciai ad essere un po’ più autonomo mi regalarono ad un signore buono e gentile ma che dopo qualche tempo lasciò questo mondo.
I miei padroncini originari si erano, nel frattempo, trasferiti in un’altra città e così mi sono trovato per strada perché non c’era alcuno a prendersi cura di me.”- e la voce si
incrina, ma solo per un attimo.-
“ E’ stato il signore buono ed anche molto colto che, accogliendomi, mi ha dato il nome Alcibiade, perché, come l’antico condottiero, ero orgoglioso di me, amavo farmi ammirare e, spesso, tentavo qualche impresa più grande di me.
Io, però, mi sono sentito sempre Pericle; Tu chiamami come vuoi- dice- (guardandomi con quegli occhioni vivaci, tondi tondi e tanto dolci).
Beh- continua - ora Ti saluto, urge un giro di perlustrazione “ .
E va per la sua strada, orgoglioso di esistere.
Trotterella per quella strada illuminata dal sole di settembre.
E’ veramente una giornata molto luminosa, il sole accarezza un mare blu indaco, creando favolosi scintillii.
Il lungomare è pieno di gente, bimbi e signore con cani più o meno pomposi, tutti ( o quasi ) al guinzaglio e con tanto di medaglietta .
Da lontano seguo il nostro Acilbiade che vorrebbe comunicare con tutti.
Avvicina il suo musetto a quello dei cani a guinzaglio, qualunque sia la taglia; uno in particolare, attira la sua attenzione: un piccolo volpino rosso che scorrazza tra i bambini e gli adulti, trascinandosi dietro il padrone.
Tutta quella allegria induce il nostro amico a partecipare, ad entrare nella comitiva.
-“Vattene, randagio, non hai né collare né medaglietta non ti vogliamo con noi” .
Questo era il “ dolce “ commento degli improbabili compagni di gioco del nostro amico.
Ma, Alcibiade non si scompone, evita con abilità un calcio di un adulto e continua la passerella.
C’è un bel cane color nocciola grande grande, con una pelliccia lunga lunga, cammina vicino ad una donna impettita e
rubiconda, più larga che lunga e non trascura di “ regalare” strattoni al Suo“amico” a quattro zampe.
Costei, quando si accorge di Alcibide, gli urla dietro un furibondo : -” Vattene sacco di pulci, allontanati dal mio F i f ì, che rimedia, così, un altro strattone.
“-Ma tu guarda che modi, !!!!!, alla fine volevo solo scambiare qualche parola, pardon, qualche “bau”, giusto una dissertazione sul tempo - sai un po’ stile inglese- , che modi e che amore verso i miei simili, stzz!!!!.
E, dopo questo ulteriore assaggio di“umanità”, Alcibiade continua la sua passeggiata guardandosi sempre intorno e felice di esistere.
Coda dritta, musetto teso ad annusare i vari odori nella speranza di percepirne qualcuno gradevole.
Vanitoso lo è sempre stato e, quando trova una pozzanghera formata da acqua che deborda da una fontana, non sa resistere ed
eccolo lì ad ammirarsi: “ Ma che bel musetto simpatico - dichiara al mondo il nostro narcisista formato ridotto -, corpo perfetto, agile e scattante, sono proprio un bell’ esemplare.
La razza?, ma non bisogna essere pignoli.
Sono bello, simpatico. E questo basta!!!!”
Dopo queste “ modeste” riflessioni, continua la sua passerella; di tanto in tanto un “Bau, Bau “, per far saper agli astanti “ Ehi, sono qua, non mi notate? “.
Qualcuno, però, si era accorto e come di coda dritta Alcibiade - Pericle - .
Era un grosso cane non tenuto al guinzaglio da un proprietario superficiale, sciocco che sfoggiava la “Sua proprietà”
incurante dei danni che poteva procurare.
Si era ben guardato di educarlo al buon vivere ed al rispetto, forse, perché li ignorava, presuntuoso, saccente ed arrogante com’era.
Con tali premesse, è chiaro che il pericolo pubblico a quattro zampe, copia del padrone, puntava, ringhiava, tentava di aggredire creando il vuoto intorno a sé.
E, proprio grazie a questo vuoto di gambe e zampe che il prepotente quadrupede, grosso e peloso, intravede una cosuccia che, ignorando cosa stesse accadendo alle sue spalle, una zampetta dietro l’altra, muovendo quel ricciolo di coda, la testa a destra ed a manca, cercava qualche sguardo di ammirazione.
“ Ma quel “ coso” lo uso come pupazzo o palla, mi posso veramente divertire ; alla carica!!!!!!- e comincia a correre il masso semovente e peloso, verso il nostro amico Alcibiade.
Il padrone, intento a schiacciare con la scarpa una sigaretta (!!!! ), non si accorge di nulla.
Alcibiade si rende conto che qualcosa sta per succedere dietro di sé.
Inguaribile ottimista , pensa :- “ Che
bello, qualcuno vuol giocare con me “ - e si gira; ma il “Bau” di benvenuto gli si blocca in gola nel vedere quell’ ammasso di peli, avanzare verso di lui.
A gambe, pardon, a zampe levate, cerca un rifugio.
Ma dove?
Un lungomare non offre granché come rifugio.
-“Vado verso il mare? No, peggio!”-
In pochi secondi la giovane vita passa davanti agli occhi di Alcibiade; i digiuni, le fatiche per mettere insieme pranzo e cena, le poche carezze, il sole, le stelle che gli hanno fatto da rifugio.
No, non si può arrendere, no, mai!, e scappa a più non posso, chiedendo il massimo alle sue zampette agili e veloci.
-“ O Dio dei cani, aiutami ( ma ci sarà un Dio per noi? ), se qualcuno lo conosce Lo avvisi, IO sono in pericolo!!!!
Il padrone del gigante osserva la scena con un sorriso idiota.
Esiste, Esiste un Dio per gli esseri a quattro zampe, ecco, una panchina vicino al muro del lungomare e…grazie alla mia forma perfetta sono in salvo, il nemico grassone non ce la fa ed ora faccio anche la sfilata: “ Ammirate gente, Davide ha sconfitto Golia!
Nasino in su, ma con la coda dell’occhio si guarda intorno; il pericolo, pigro quanto cattivo si era dileguato.
- “ Oh mamma (di cui aveva un ricordo vago e lontano) cosa succede ancora ? , cosa è quell’ombra ? “
Una mano delicatamente si posa sul capo di Alcibiade che si gira di scatto fra il curioso e lo spaventato.
E’ una signora dal sorriso dolce che prende in braccio quello scricciolo e continua a sussurrargli dolci parole per tranquillizzare il nostro eroe.
-“ Che buon profumo, deve essere francese e quanta dolcezza in queste carezze !
Che bello, ho trovato la mia mamma, anche se è a due zampe; non si può avere tutto! “.
E si addormenta fra le braccia della salvatrice.
Sa bene, Alcibiade, che felice è colui che dimentica ciò che è difficile cambiare, come afferma un noto aforisma.
Si sveglia in una casa accogliente, fra profumi di pappa e cuscini soffici soffici, messi lì, proprio per lui.
-“Che bel cestino. È così accogliente !; si, lo so, ho barattato la libertà per un affetto sicuro ed altrettanti sicuri pranzetti.
Ma, sono anche pronto a dare affetto e rallegrare il quotidiano della mia ospite; no, non farò capricci .
Ed ora che succede?, mi manda già via? Mamma umana che fai, mi abbandoni? Perché mi metti in questo “coso” lungo e stretto?, ooh , almeno posso respirare!! Ed ora? in macchina? E dove andiamo?; mi molli per strada come fanno gli improbi?.
No , non credo, la macchina si ferma in città.
Entriamo in un locale che ha uno strano odore, non l’ho mai sentito prima, non mi piace. “ –
Queste le riflessioni tra lo stupito, l’angosciato, il fiducioso, mentre qualcuno lo fa uscire dal trasportino -il coso lungo e stretto,
come lo percepiva Alcibiade- sempre con delicatezza e la mamma umana lo copre di coccole per tranquillizzarlo ……. Ma…!?!
- “ Chi è questo uomo in bianco, che vuole? Perché mi tocca il pancino, ora è bello pieno - Lascia le mie orecchie; mi piacciono così come sono e molla!!!!!, cosa guardi, non ho mica nascosto qualcosa nelle mie orecchie!!!! U f f a, anche la coda adesso e quello che c’è sotto!
Che indiscreto!!!!
Oooh, oooh, cos’è quell’aggeggio lungo? Oh, si una siringa, ne ho viste tante per strada; sentivo dire di non avvicinarsi perché portano la morte !
E questo ora che vuole?!?....Ahia!!
Che dolore!!! Così , brava, si, si, si, se strofini e mi dai quel biscotto che occhieggia dalla Tua tasca starò subito meglio .
- Bau, Bau…- “
Il dolore è passato, le coccole ricevute rassicurano Alcibiade che si addormenta nel suo trasportino, sicuro di aver trovato un vero rifugio e, no, non rimpiangerà più nulla.
“Sapete il signore che mi aveva accolto in casa sua e di cui vi ho già parlato, era anche molto colto, mi parlava di tutte quelle persone che avevano scoperto tante cose e mi ricordo di un certo Einstein che aveva scoperto qualcosa in cielo ed amava dire :
“Se i rimpianti superano i sogni, allora si è vecchi”.
Io non invecchierò mai perché non avrò rimpianti ed ora sono sicuro di poter realizzare il mio sogno in questo porto sicuro: quello di avere una compagna dei cuccioletti miei e di portare sempre più gioia a chi mi ama .
Cosa chiedere di più? “ -
E, con questo futuro così roseo davanti a sé, il nostro amico - che nel frattempo era rientrato in casa - si addormenta russando, di tanto in tanto.
Alcibiade o Pericle, ha dimostrato di essere in grado di donare felicità.
E gli Umani?
Dall’alto del loro egoismo conoscono - spesso - il grigiore di una vita avvolta su se stessa.
Quanto potremo imparare dagli amici a quattro zampe, se solo non li usassimo –spesso- come oggetti di diletto, ancor più spesso inutilmente e crudelmente.
F I N E
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