ANCORA NATALE
Come in una favola si potrebbe dire: c’era una volta il Natale, fatto di verità di scambi di doni, magari non eleganti né firmati, ma offerti con un sorriso che non serviva solo a mettere in mostra 32 pezzetti d’avorio.
Cos’è oggi il Natale?
Miriadi di luminarie che risplendono nei negozi e nelle città, ma che non riescono ad illuminare certo menti cromosomicamente ottuse?
Folle di compratori che, spasmodicamente assolvono ad un rituale meccanico e ripetitivo non sancito, ma da tutti puntualmente eseguito, trascinandosi da un centro di vendita all’altro?
Quel comune denominatore, aggregante spendaccioni che repentinamente trasferiscono da banchi alle loro ceste: aragoste, storioni, salmoni, zamponi?
Conseguenziali tavole imbandite intorno a cui si collocano persone che nulla hanno da spartire se non un sorriso stereotipato e riesumato pro tempore?
Un benessere dell’ultima ora che non riscatta da un passato di indigenza ma vero perchè appartiene, a taluni, da sempre, e che non può certo modificare uno status intellettuale né creare una sensibilità mai posseduta?
Un”certo” Dante definiva “beati“ i tempi vissuti nella miseria.
Il doveroso rimpinzarsi di cibi raffinati o dei soliti intrugli, ma moltiplicati per l’occasione ed a giustificazione “la tradizione”?
Una sequela di animali uccisi violentemente che costituiranno le offerte speciali dell’ultima ora, prontamente recepite quasi a sostituire quel calore interiore, ormai scomparso da tempo?
Sfoggiare i suddetti indumenti per portare doni infiocchettati e luccicanti a coloro che l’etica definisce poveri? (da quale parte sta la povertà è superfluo sottolineare).
Sdradicare abeti - picoli o grandi – che, se pur forniti di radici, finiranno per strada puntualmente, dopo aver illuminato dimore pregne di buio ben più grave ed inamovibile?
Vestirsi a festa per l’occasione, scordandosi di un certo “signore” che, in un Suo “libretto” affermava :”Natura non facit saltus”.
Una festa che si aggiunge alle altre e che ci trova sempre più annoiati, stanchi per una solitudine verificata da chi sa e vuole leggersi dentro?
Una coppa di champagne o vino d’annata ingollata a garganella a metà notte?Un dolce da dividere con altri?
O, Forse, Natale E’:
Una stalla piccola o grande, senza troppe luci, che ripete una storia di povertà e di umiltà - solo apparente - ed il cui freddo mitigato dalla presenza di umili animali, oggi è quasi un insulto per le calde case “vestite “ a festa per l’occasione?
Un presepe, intorno a cui sono raccolti pastori e re, in nome di una fratellanza, dell’amore non casuale e racconta una vita vissuta senza orpelli di finto benessere ma con verità che da dignità?
Addobbare un albero sintetico per non distrugger la flora, assieme a coloro che amiamo e che sappiamo, ancora, circondare con amorevole vero sorriso
E che potrebbe, da solo, costituire l’unica, vera illuminazione per questa tradizione che viene a noi da paesi lontani?
Un desco intorno a cui riunirsi con amore?
Una città non illuminata ove il Comune destina il costo delle “luminarie” a coloro che avranno il “solito” pasto?
La rinuncia dei venditori ad una parte dei loro guadagni in favore di chi è meno fortunato?
Sostituire il grande albero che trofeizza il consumismo nelle piazze, con un piccolo grande presepe, intorno a cui raccogliersi, credenti e non credenti, portando simboli d’amore per tutti?
Aiutare anche un semplice conoscente a superare le dure prove che il quotidiano regala a piene mani?
Saper accettare il dolore degli altri, vivere accanto senza sentirsi martiri o santi , offendendo – così - la sofferenza di chi, in altre occasioni definimmo fratelli?
Dire NO ai “doverismi “ di una vita che non ci appartiene ma che gratifica il deserto di un’esistenza priva di veri ideali, di forza interiore che fa fuggire, sempre, nella speranza di non ascoltarci
Ricordarci l’un l’altro?
Saper donare un sorriso?
Saper colmare solitudini che non ci appartengono ?
BUON NATALE a CHI conosce il vero significato di questo “compleanno”
Carolina Benincasa
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