Punta D'Erce
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Giù, alla cala antica,
sillabe ancora tiepide
di baci, graffiano
l’arenaria, e carezze
e sorrisi e nicchi,
rapiti all’onda
breve di risacca.
Sulla rotta di Dioméde,
scivola d’ala,
per rocce e anfratti,
il gabbiano monco:
alla clessidra nega,
reincarnato eroe
impazzito d’orgoglio,
il suo tramonto
traboccante d’amore.

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