LA TEMPESTA Il mare è una tavola blu mentre usciamo dal porto per una battuta di pesca al tonno. Due sono le barche, quella di Enrico e la mia. Assieme a me come equipaggio, sono imbarcati Gianni e Peppino, mentre su quella di Enrico c’è Gerardo. Corriamo paralleli intorno ai 24 nodi mentre il turbinio delle nostre eliche crea delle onde che si allargano a V scontrandosi e spumeggiando al centro. La mattina il televideo aveva previsto per l’adriatico centrale “ temporali con colpi di vento “, ma erano tre giorni che dava lo stesso avviso ed il tempo era sempre stato bellissimo; inoltre oggi è domenica ed il mio amico ed io siamo tutte e due liberi. È infatti cosa rarissima che Enrico non sia o di turno o reperibile, per cui abbiamo deciso di uscire lo stesso. La giornata è splendida, il cielo è terso, non si vede una nuvola a pagarla un milione di euro. “ Le solite previsioni che non ci prendono mai “ penso con allegria, mentre la barca fila sull’acqua spinta dal ruggito costante del motore. In un batter d’occhio siamo sul luogo di pesca; noi peschiamo sui 100 metri, mentre Enrico si è fermato sui 95 ma spostato di circa 2 miglia più a nord. Cominciamo! Gesti ripetuti centinaia di volte ci fanno entrare in azione in meno di un quarto d’ora. C’è una bellissima corrente che ci sposta a circa 0.5 nodi, le lenze sono tese ed i galleggianti sono nella giusta posizione, tutto è perfetto. Aspettiamo con ansia che arrivi LUI; il TONNO. Chiamo Enrico con il VHF: “Tutto bene.“ gli dico “Sei già in pesca? Hai visto che abbiamo fatto bene al uscire, altrimenti saremmo stati tutto il giorno al circolo a mangiarci le mani. Passo“ “Hai avuto ragione” mi risponde “speriamo che il tempo mantenga. Non vedi quella piccolissima nuvoletta sopra la Maiella?Passo” “Sei sempre il solito pauroso. E’ solo una nuvola di caldo. Invece di pensare al tempo, pensa a pescare, fa attenzione… io ho già visto un segno sullo scandaglio che potrebbe essere un tonno“ non è vero ma l’ho detto solo per farlo innervosire “Passo“ “Va bene, va bene“ mi risponde con aria dubbiosa “Ci sentiamo più tardi. Passo e Chiudo 16“ “16“ gli rispondo e riattacco. Ricomincia l’attesa. Non si vede nulla, né una mangianza, né un segno sullo scandaglio. La barca scivola pigra e silenziosa sul mare immoto, spinta dalla corrente. Scendo in cabina a preparare il caffé. Il suo aroma riempie la barca creando buonumore. E’ buono, é caldo, é carico, tutto perfetto. Non so perché ma in barca il caffé è più buono. Mentre lo sto sorseggiando guardo distrattamente la Maiella, la nuvoletta di Enrico è diventata più grande e ne sono comparse altre due. “Sempre il calore“ penso “Salendo il sole la temperatura si alza e si formano le nuvole sopra le montagne“. Ricomincia l’attesa. Non succede nulla, ma è questa la pesca al tonno; un pesca d’attesa, poi all’improvviso, senza nessuna avvisaglia, una canna si piega ed il filo esce fischiando agli ottanta all’ora; ma, purtroppo, questo succede molto, troppo raramente e non ora. Il tempo scorre lentamente. Ogni tanto guardo le nuvolette sopra le montagne che sono aumentate e mi sembra anche abbiamo cambiato colore, forse un poco più scure, ma potrei anche sbagliarmi. Il sole alto nel cielo ci riscalda facendoci sudare. Il tempo continua a passare, ogni tanto chiamo Enrico con il VHF per sapere notizie; anche lui nulla. Tutto è immoto, non si scorge nulla, né un gabbiano, né una mangianza o qualcosa che si muova nell’acqua. Ogni tanto guardo speranzoso lo scandaglio, ma anch’esso è muto; il fondo, piatto, scorre rossastro sullo sfondo blu. La corrente è buona e ci fa scarrocciare sui 0.5 – 0.6 nodi; le lenze sono ben tese, le sarde scendono con regolarità verso il fondo, stiamo pescando benissimo, ma di tonni nemmeno l’ombra. Continuo a guardare verso la Maiella dove la nuvoletta è diventata un nuvolone che si alza alto nel cielo e si è allargata coprendo anche la punta della montagna; non è un buon segno. “Roberto, Roberto da Enrico” gracchia il VHF “Canale 12“ gli rispondo. “Cosa dici di quelle nuvole?“ mi dice Enrico con una punta di preoccupazione “Non ti preoccupare“ gli rispondo, ma non con la solita sicurezza “Al massimo pioverà sulle montagne. Nelle previsioni avevano detto che nel medio Adriatico c’era la possibilità di qualche temporale“ mi dimentico di dire che avevano detto: “accompagnati da colpi di vento“, ma solo per non preoccuparlo. “Adesso accendo il radar e ti dico se ci sono temporali in giro. Passo e chiudo, 16 “ “Va bene 16 “ e chiude. Accendo il Radar ed aspetto che si riscaldi. Ho un Radar che raggiunge le 48 miglia, per cui riesco a vedere se ci sono temporali nel raggio di circa 90 chilometri. I numeretti verdi scorrono velocemente fintanto che un Bip mi avvisa che il Radar è pronto. Lo imposto sulle 48 miglia; lo schermo si illumina ed il cursore comincia a girare; imposto il Gain; vedo tutta la costa, riconosco il golfo di Vasto, il Promontorio di Termoli, le piattaforme sul mare brillano come piccoli punti luminosi ed in lontananza quasi al limite dello schermo vedo una macchia bianca. Non riesco a capire bene cosa sia. Il cursore gira velocemente facendo cambiale lievemente l’immagine; finalmente capisco; un fronte di pioggia! Un grosso temporale a quasi 90 chilometri da noi. Tutto il resto dello schermo è pulito. “ E’ molto lontano “ penso “ speriamo che giri al largo “ Metto il Radar in stand-by e non dico nulla a nessuno, tanto meno ad Enrico per non preoccuparlo. Ricomincia l’attesa, il sole splende in un cielo terso, il mare è una tavola, è una giornata splendida, ma adesso non sono più tanto tranquillo; una sensazione strana si è annidiata alla bocca dello stomaco. Continuo a guardare la nuvole sopra le montagne che sono aumentate e stanno assumendo un colore sempre più scuro. Riaccendo il Radar e vedo che il fronte si è avvicinato. Adesso lo posso vedere bene è a circa 70 chilometri ed occupa quasi tutta la parte superiore dello schermo. E’ avanzato di circa 10 chilometri in meno di un’ora. Mentre sto guardando dubbioso lo schermo il VHF annuncia un avviso di burrasca da Bari radio. Passo sul canale 1, quello che riesco a captare meglio. Come avevo già sentito la mattina al televideo danno “ temporali con possibili colpi di vento nelle aree temporalesche “, non è cambiato nulla, almeno per loro. Appena finito l’annuncio mi chiama Enrico: “Roberto da Enrico“ “Vieni avanti Enrico. Canale 12“ gli rispondo “Cosa dici? Hai acceso il Radar? E quelle nuvole sopra la Maiella sono aumentate, non sarebbe meglio rientrare ? Passo“ “Non ti preoccupare” Mento “Il temporale è ancora molto lontano. Poi passerà sicuramente all’interno. Pesca, pesca. Hai visto niente? Passo“ “Sei sicuro? Vedi quelle nuvole come si sono ingrandite e come hanno cambiato di colore. Inoltre qua non si vede nulla. E’ inutile rischiare di beccarci una matizia. Hai presente quei temporali brevi ma intensissimi? Quelli che mandano giù un muro d’acqua e colpi di vento da rovesciare la cabine e anche le barche? Passo“ “Non ti devi preoccupare tengo tutto sotto controllo, vuoi che non conosca le matizie?” continuo a mentire “se qualcosa cambia ti avviso. Passo e chiudo 16“ “Va bene 16“. Nel frattempo il fronte nuvoloso si è allargato coprendo tutte le montagne e spostandosi verso Sud. Ricontrollo il Radar. La pioggia adesso si vede bene sullo schermo; è a circa 60 chilometri ed ha un fronte di 5 per una profondità di 2, ma per fortuna si sta spostando rapidamente verso il largo. Purtroppo un altro temporale si sta formando a circa 20 miglia da noi ma molto verso terra proprio a Nord di Vasto. “ Speriamo che uno ci passi sopra e l’altro sotto “ penso con un filo di speranza. Era una cosa così strana sapere che là stava già piovendo, mentre noi giacevamo nel sole in una giornata bellissima. Un Bip, Bip mi strappa da questi pensieri, mi giro di scatto verso lo scandaglio e vedo una striscia obliqua che sale verso l’alto a circa 70 metri di profondità. “E’ un tonno” grido. Subito Peppino e Gianni si avvicinano per vedere. Tutti siamo elettrizzati e guardiamo lo scandaglio in religioso silenzio, neanche fosse la finale della coppa del mondo di calcio. I minuti passano senza che succeda nulla, poi all’improvviso il Bip, Bip ci fa sobbalzare; il tonno e salito a 50 metri. “Sta salendo seguendo il filo della pastura” dico “vedrai che fra un poco parte una canna“. Non si sente volare una mosca stiamo immoti con gli occhi fissi allo schermo blu ( Totti sta per tirare un rigore ). Corro a controllare le frizioni, non si sa mai. Un altro Bip,Bip mi fa fiondare allo scandaglio, è salito a 40 metri. “Adesso vede le esche e vedrai che abbocca“ penso ed incrocio le dita. I minuti passano con una lentezza esasperante. Guardo le canne, guardo i galleggianti, guardo lo schermo; l’adrenalina sale, i battiti del cuore pure; la tensione si palpa nell’aria come una corrente elettrica. Il tempo scorre su di un mare fermo come un lago di pece, tutto è silenzio interrotto solo dal Frr , Frr del richiamo per tonni. E’ già passato circa un quarto d’ora dall’ultima segnalazione dello scandaglio e del tonno ancora nessuna traccia. Alla mezzora la delusione ci assale. Il tonno se n’é andato. Dopo essersi rimpinzato delle sarde della nostra pastura ha cercato altri lidi rifiutando le nostre gustose esche. Con stizza le controlliamo, ma sono tutte intatte. “Roberto da Enrico. Canale 12“ gracchia il VHF “12” gli rispondo e passo sul canale “Vieni avanti Enrico. Passo“ “Hai visto cosa sta facendo il temporale? Passo“ “No. Ho avuto un tonno sotto la barca per circa un’ora” gli rispondo ed alzo lo sguardo. Il fronte nuvoloso, adesso occupa tutto l’orizzonte verso Nord-Ovest coprendo il mare e parte della terra. Nuvoloni grigio-neri avanzano illuminati ogni tanto da qualche guizzo di un lampo. “Aspetta un attimo che vado a vedere il Radar“ Lo metto in funzione e lo schermo mi rimanda un’immagine un po’ diversa da quella di prima. Il temporale che vedevo in lontananza a Nord si è avvicinato di altre 10 miglia, ma si dirige al largo e non dovrebbe prenderci… spero! Ma ora se ne è formato uno sopravento a Vasto e si sta digerendo su di noi, ed in più ne vedo altri due in lontananza. “La situazione è un po’ complicata“ gli dico “a terra ci sono dei forti temporali. E visto che noi siano qui al sole e con il mare calmo, ci conviene aspettare che passino, nel frattempo pesca e non ti preoccupare. Passo“ “Facile a dirsi per te che hai una barca di 9 metri con cabina“ mi risponde un po’ preoccupato “se prendo una matizia non so cosa fare con il mio guscio di noce. Passo“ “Vedrai che ci passeranno uno sopra e l’altro sotto di noi. Non vedi che quello a Nord sta già passando al largo e che dietro si vede il chiaro. Passo“ cerco di tranquillizzarlo “Va bene aspettiamo un altro poco poi vediamo come evolve il tempo. Tu stai sempre attento al Radar. Passo e chiudo 16“ “16“ gli rispondo e riattacco. Mi rimetto a guardare il cielo; a Nord il temporale sta passando al largo, ma il cielo è diventato di un blu scuro ogni tanto rischiarato da lunghi lampi argentati. Quello non mi preoccupa tanto, perché ha preso una direzione precisa. Quello che invece mi comincia a preoccupare è il temporale che si sta formando verso terra; dal Radar vedo chi si sta allungando ed ingrossando, ha già raggiunto la lunghezza di circa 3 miglia e la larghezza di uno, inglobando Vasto e dintorni. Ormai non vedo più la costa coperta sotto una cortina di pioggia. Attutito comincia ad arrivarmi il bubbolio dei tuoni come una lontana festa padronale. Poi mi viene un’idea, telefono al mio amico Vincenzo a Vasto per sapere com’è la situazione. Mi risponde che c’è un bel temporale ma nulla di eccezionale e sta quasi finendo. Mi tranquillizzo un poco. Potrebbe anche esaurirsi prima di raggiungerci oppure potrebbe continuare verso terra passando su Termoli senza prenderci. Con lo sguardo attaccato al Radar continuo a seguire l’evoluzione del tempo. Lentamente, molto lentamente il “ mostro “ scivola verso Sud oscurando tutta la costa davanti a noi. Nuvole alte più di un grattacielo di un color grigio nero rotolano spinte dal vento ingoiando progressivamente i paesi davanti a sé. Non si vede più Montenero, poi Petacciato ed infine scompare pure Termoli, che fino a pochi minuti fa brillava sotto un caldo sole estivo. In compenso adesso si rivede Vasto che è di nuovo illuminata dal sole. All’improvviso si alza il vento; non un vento forte, ma una brezza sostenuta che fa increspare il mare intorno a noi. Subito arriva la voce di Enrico dal VHF: “Roberto da Enrico. Canale 12“ gli rispondo “Cosa vuoi? Passo“ “Hai visto che si è alzato pure il vento e che i tempo si sta facendo proprio brutto. Non sarebbe il caso di rientrare? Passo“ “E va bene; ma dobbiamo dirigerci prima verso Nord, così passiamo di dietro al temporale. Passo” “O.K. Smonto le canne. Quando sei pronto anche tu fammi un fischio. Rimaniamo sul 12. Passo e Chiudo” “O.K. 12“ e riaggancio. Guardo sconsolato lo scandaglio che adesso è completamente muto e lo spengo. Rapidamente ritiriamo le canne rimettendole in cabina nei loro alloggiamenti, mentre il vento si è un poco rinforzato e cominciano a comparire le prime spume sulle creste delle onde. Nel giro di un quarto d’ora siamo pronti. Riguardo il Radar; adesso la tempesta si è allungata da Montenero a Termoli ed ha cominciato a spostarsi sul mare. Chiamo Enrico: “Io sono pronto e tu ? Passo” “Anch’io, possiamo partire. Passo” “Va bene, dirigiamoci verso Vasto, così ci giriamo dietro. Seguimi. Passo, Chiudo 12” “O.K. 12“ e partiamo. Il mare è ancora abbastanza calmo anche se il vento sta rinforzando e possiamo filare sui 25 nodi. Spruzzi salati investono il parabrezza per cui devo accendere il tergicristallo. Ho raggiunto Enrico che mi era sopravento ed insieme continuiamo la corsa verso Nord nella speranza di evitare la “ matizia “ Siamo quasi arrivati alle piattaforme quando vedo con orrore che la bestia ha cambiato direzione; non sta più andando verso Sud, ma si è rigirata e sta venendo verso di noi. Adesso fra noi e Termoli ci sta Lei, una bella “ matizia “ di oltre due miglia di profondità che sta dirigendosi verso di noi a tutta forza. Non so cosa fare; andare avanti sarebbe inutile perché ci raggiungerebbe di sicuro; tornare indietro… penso, e se poi quella cambia di nuovo direzione? Dirigersi di nuovo a SUD per cercare di evitarla? Non posso mica stare tutto il giorno a giocare a rimpiattino con il temporale. Mentre sto facendo questi ragionamenti nella mia mentre, questa cambia per l’ennesima volta forma e si divide in due. Si forma una ampio corridoio fra due muri di nuvoloni neri ed in mezzo riesco a vedere il paese vecchio di Termoli che è al sole. Nel frattempo il vento ha rinforzato e le onde si stanno alzando cominciando a sballottare la barca; è un vento di direzione variabile che forma un mare incrociato molto difficile da navigare. “Enrico, Enrico da Roberto passo“ urlo nel VHF per contrastare il rumore del vento “Vieni avanti“ mi risponde “ Si è aperto un corridoio; seguimi che ci passiamo in mezzo“ “Tu sei pazzo.” dice Enrico “Aspettiamo un altro po’” “Non fare il pauroso; seguimi che ti spiano la strada“. Detto fatto mi lancio ai 25 nodi ( la barca di Enrico non può farne di più ) in mezzo alla tempesta. Mi sembra di essere Mosè che attraversa il mar Rosso fra due muraglie d’acqua. A destra ed a sinistra nuvoloni neri scaricano tonnellate di pioggia che scende obliqua spinta da un forte vento mentre lampi e tuoni fanno rimbombare l’aria intorno a noi. Enrico mi segue a 50 metri dalla mia poppa correndo sull’acqua spianata della mia scia. Ma la nostra corsa non dura più di mezzo miglio e andiamo a sbattere contro un muro d’acqua. Le due tempeste si sono unite di nuovo schiacciandoci nel mezzo. Ed all’improvviso è notte, buio pesto! Tutto scompare in un turbine di acqua e vento. Quando avevo letto nei romanzi che “ il mare si unisce al cielo “ non credevo che potesse essere vero, ma adesso lo sto provando di persona; siamo sballottati come in una lavatrice, il vento urla attraverso le sovrastrutture della barca facendola tremare ed inclinandola di lato. E’ così forte che spiana le onde vaporizzando l’acqua che ci investe inzuppandoci tutti. Dal cielo un muro d’acqua si rovescia togliendomi completamente la visibilità; i tergicristalli pur funzionando al massimo non riescono neanche a spostarla dal parabrezza, tanto è la quantità che viene giù. Saette incandescenti si schiantano intorno a noi elettrizzando l’aria; mi si rizzano i peli delle braccia . Un rumore spaventoso di acqua, vento tuoni e fulmini scuote tutta la barca assordandoci. Mi giro e non vedo più Enrico anche lui ingurgitato da questo mostro crudele. Non so cosa fare, la mia mente è paralizzata da questa tempesta pazzesca. “Cosa debbo fare, non riesco più a vederti” mi urla Enrico dal VHF; ed io mi sveglio da quella stato di trance in cui ero caduto “Non ti fermare“ urlo cercando di superare il rumore della tempesta “Vai sempre dritto al massimo, vedrai che finisce è solo una matizia“. Anch’io credo poco alle mie parole; ma continuo a correre alle cieca in mezzo a quel pandemonio sperando di non incontrare un tronco galleggiante o qualche altro incaglio. I minuti scorrono con una lentezza esasperante, tutto intorno a noi è acqua; acqua che cade dal cielo, acqua delle onde che investono la barca, acqua gettata in faccia dal vento, un turbinio liquido che ci inzuppa, ci intontisce, ci sovrasta tutti. Continuiamo a correre alla cieca mentre il vento ci investe di lato facendo inclinare paurosamente la barca. Cerco di compensare lo sbandamento con i flaps, ma non ci riesco; allora faccio spostare tutti ( due persone ) sopravento e così riesco a compensare un poco lo sbandamento. La barca vibra tutta come una trebbiatrice nello sforzo di vincere la forza della tempesta. Il rumore, ma non è possibile! Aumenta ancora. La pioggia ed il vento urlano la loro rabbia, mentre saette luminose cadono tutto intorno schiarendo il buio che ci avvolge, tuoni mostruosi ci scuotono tutti dal profondo. Speriamo che qualche fulmine non ci colpisca, perché sarebbe proprio un grosso guaio. Un’onda anomala ci colpisce di fianco facendo entrare qualche tonnellata d’acqua nel pozzetto. Immediatamente entrano in funzione le pompe di sentina ed attraverso gli ombrinali l’acqua defluisce, mentre un’altra onda ci colpisce di prua; aspetto con terrore la terza onda che per fortuna non arriva. E’ davvero brutta, la barca viene sbatacchiata come un fuscello dai capricci del vento e delle onde e reagisce come un cavallo impazzito beccheggiando e rollando. Siamo tutti attaccati alle strutture esterne per non farci gettare fuoribordo. Penso a come se la deve vedere brutta Enrico con una barca più piccola. Con le mani stringo convulsamente il volante, ma non riesco a mantenere la velocità e devo per forza diminuirla a 20 nodi. Ma quando usciamo da questo casino? Sembra che la tempesta non debba finire mai, anzi sembra prendere sempre più forza, sono già 10 minuti o di più ( in queste situazioni in tempo sembra cristallizzato e non passare mai ) che stiamo lottando. Stiamo navigando alla cieca in questo turbine di acqua e vento che ci toglie il respiro, sono bagnato fradicio e tremo come una foglia, quando una saetta si schianta a pochi metri dalla barca. Il lampo accecante e il rumore assordante mi tolgono il respiro, si rizzano i capelli sulla testa e per poco non abbandono il timone. Un altro colpo di vento e di mare fa sbandare paurosamente la barca verso sinistra sbattendomi letteralmente contro la consolle. Sento un dolore allucinante al torace ed un crack sinistro; speriamo di non essermi rotto una costola. E la lotta continua, sembra che non debba finire mai ed è sempre più dura. Poi all’improvviso vedo davanti a me una luminosità che non c’era prima e con un ultimo salto sbuchiamo fuori dalla tempesta. E tutto finisce così bruscamente come era cominciato. Vedo dietro di me il temporale che si allontana verso il largo sospinto dal forte vento e fuori da esso uscire la barca di Enrico; per fortuna galleggia ancora. Davanti a noi a neanche 3 miglia brilla al sole il paese vecchio di Termoli. C’è ancora un vento teso che fa vibrare la barca, ma nulla in confronto a quello di prima. Continuiamo a navigare nel mare agitato dirigendoci verso il porto, ma adesso è tutto più facile e più tranquillo. Finalmente guardo in faccia il Gianni ed il Peppino che durante la lotta non avevano detto nulla; hanno un colorito che va dal bianco sporco al verde marcio, ma adesso sorridono, è un sorriso forzato ma sempre un sorriso. Chiamo Enrico: “Enrico da Roberto. Enrico da Roberto. Rispondi se sei ancora vivo“ mi risponde quasi subito “Brutto stronzo, dove cazzo mi ha portato” sento la sua voce leggermente affannata “siamo bagnati fradici e Gerardo ha un trisma facciale con stampato in faccia un sorriso sardonico. Passo“ “Cazzo, non mi ringrazi neanche che ti ho fatto provare la barca. Adesso sai che riesce a sopportare anche una tempesta“ mi risponde “* + @ § * - ° ò £“ ( non è possibile riportare la frase per un senso di rispetto verso il lettore ). Finalmente entriamo nel porto, la burrasca è ormai passata, il cielo è limpido, il vento è quasi completamente calato e l’aria lavata dalla pioggia è fresca e frizzante. Ormeggio la barca e scendo a terra. Feliciotto che è sulla banchina mi vede e dice: “Dalle vostre facce sembra che vi abbia beccato una matizia“ “Si, nulla di eccezionale, un po’ di vento ed una pioggerellina estiva“ dico ridendo “dai su offrici un buon caffè“ e ci dirigiamo tutti al circolo. Mentre lentamente attraverso il pontile con le gambe che ancora lievemente tremano penso che la prossima volta forse sarebbe meglio ascoltare quello che dicono le previsioni del tempo. Oggi è andata bene, ma con il mare non si scherza. MAI.
Roberto Regnoli Termoli, 21 giugno 2006
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